LA MODA CAMBIA, IL PIANETA NO
- 3 giu
- Tempo di lettura: 8 min
Aggiornamento: 4 giu

Quanta acqua serve per produrre una semplice maglietta? Secondo il Parlamento europeo per fabbricare una t-shirt occorrono circa 2.700 litri di acqua, l’equivalente a quanto una persona dovrebbe bere in 2 anni e mezzo. Il settore tessile è tra i principali responsabili dell’inquinamento globale a causa dei vari processi di produzione.
Solo l’1 percento dei vestiti è riciclato.
In passato la moda era simbolo di esclusività e lusso; con la fine del ventesimo secolo, però,
l’innovazione tecnologica, i cambiamenti culturali e la globalizzazione trasformano il settore,
facendo nascere l’esigenza di avere capi d’abbigliamento sempre nuovi e disponibili in tempi
veloci. Da qui prende forma il fenomeno del fast fashion.

Il fast-fashion è un modello di produzione dell’industria tessile caratterizzato dalla rapida
creazione di vestiti a basso costo e in abbondante quantità.
Con questa pratica si promuove un tipo di moda “usa e getta”, in quanto le tendenze cambiano velocemente e muta anche quello dei consumatori.
Questi capi d'abbigliamento hanno costi bassi e sono realizzati con tessuti sintetici e in pochi
lavaggi tendono a bucarsi o strapparsi; anche le cuciture sono irregolari e a volte con fili sparsi.
Il lavaggio di capi sintetici, soprattutto nei primi, rilascia una notevole quantità di microplastiche che finiscono nei fondali marini e nella catena alimentare.
Per realizzare questi vestiti sono adoperati dei materiali come il poliestere che deriva dal petrolio, infatti non è un tessuto biodegradabile e difficile da riciclabile. Un altro materiale molto impiegato è il cotone che richiede una grande quantità d’acqua e di pesticidi, nonostante sia un tessuto naturale.
Questi materiali non sono solo inquinanti per l’ambiente ma possono essere assorbiti dal corpo umano provocando delle allergie.

Tra i paesi che fanno ampio uso del fast-fashion vi sono il Bangladesh, l’India, Cina, Pakistan, Vietnam, Cambogia e il Marocco.
Per poter usufruire di manodopera a basso costo, molte aziende tessili sfruttano bambini, uomini e donne. A causa della continua richiesta da parte dell’Occidente di grandi quantità di vestiti, moltissime famiglie si sono trasferite nelle città in cerca di lavoro.
Tuttavia, sono spesso costrette a vivere in case fatiscenti, dove sicurezza e condizioni sanitarie adeguate restano un’utopia. Le condizioni di lavoro sono estremamente dure e i salari sono molto bassi. Le bambine, considerate più precise, vengono spesso impiegate nei lavori di rifinitura, a differenza dei bambini.
In questi paesi, si utilizzano delle materie prime che potrebbero non essere sottoposte agli stessi controlli e normative chimiche vigenti in Italia e in Europa.
L’Africa rappresenta uno dei principali continenti di destinazione degli abiti usati provenienti
dall’Europa. Qui arrivano oltre 900.000 tonnellate di capi d’abbigliamento e gran parte di essi non può essere riciclata, poiché composta da materiali sintetici.
Di conseguenza, molti vestiti finiscono nelle discariche a cielo aperto, causando gravi danni
all’ambiente e alla salute degli abitanti locali. In Ghana, ad esempio, numerosi tratti di spiaggia, corsi d’acqua e aree urbane sono sommersi da montagne di tessuti.
Malgrado l’impatto ambientale del fast-fashion, continua ad essere scelto per molti motivi come il cambiamento rapido del guardaroba, per sperimentare diversi stili ed adattarsi alle continue trasformazioni delle tendenze nella moda. Il prezzo rimane sempre il fattore determinante nelle scelte d’acquisto.
Negli ultimi anni molte aziende hanno deciso di diminuire il numero di collezioni, migliorando il materiale con linee più essenziali e semplici. Da qui nasce lo slow fashion.

Lo Slow Fashion, che tradotta significa “moda lenta”, indica un modello di produzione sostenibile, dove si
promuove il riciclo dei materiali, la diminuzione di collezioni annuali, la riduzione del consumo di risorse e
l'acquisto di seconda mano.
Questo modo di vestirsi ha come scopo principale la salvaguardia dell’ambiente e il
miglioramento delle condizioni lavorative. Con questo modello di produzione si acquistano capi con una qualità più elevata e con una durata molto lunga. Lo slow fashion nasce per ostacolare il fast-fashion.
Le aziende che adottano il modello dello Slow Fashion scelgono materiali eco-sostenibili come lino, cotone biologico, canapa e fibre riciclate, contribuendo a ridurre le emissioni inquinanti e la produzione di rifiuti. Inoltre, questo approccio valorizza le aziende locali e l’artigianato, differenziandosi dalla produzione dei grandi marchi. L’obiettivo è preservare i mestieri tradizionali e promuovere il rispetto della cultura locale.
Lo Slow Fashion mira anche a sensibilizzare i consumatori verso un acquisto più consapevole, invitandoli a riflettere sul valore e sulla qualità dei capi d’abbigliamento, invece di privilegiare qualità e prezzi molto bassi. A differenza del Fast Fashion, questo modello promuove salari più equi e migliori condizioni di lavoro.

La moda circolare si basa sui principi dell’economia circolare, cioè su un modello capace di rigenerarsi senza compromettere le risorse del pianeta. Questo sistema si fonda su quattro
principi fondamentali: ridurre, riutilizzare, riciclare e recuperare.
Applicare le pratiche della moda circolare porta numerosi vantaggi, non solo dal punto di vista ambientale, grazie alla diminuzione degli sprechi e dell’inquinamento, ma anche da
quello economico, favorendo il risparmio e un uso più efficiente delle risorse.
Uno degli aspetti più importanti nella moda circolare è il recupero delle fibre e la trasformazione dei vecchi vestiti in nuovi tessuti. Infatti grazie al riciclo molti indumenti verrebbero gettati possono avere una seconda vita. Non tutti i tessuti sono riciclabili.
Il principale problema riguarda i tessuti composti con diverse fibre, come cotone e poliestere nelle stesso vestito. Questo processo è complesso e costoso.
Le fibre sintetiche, invece, possono essere riciclate più facilmente ed è semplice trovare in
commercio indumenti realizzati in poliestere o microfibra riciclata, anche se durante i lavaggi
possono rilasciare microplastiche dannose per l’ambiente.
Le fibre naturali come il cotone, lana e lino, anche se sono più sostenibili e biodegradabili,
quando vengono trattate con coloranti chimici o unite a fibre sintetiche il loro recupero diventa più difficile.
Negli ultimi anni, però, le nuove tecnologie stanno migliorando il settore del riciclo tessile.
Diverse aziende stanno sviluppando sistemi innovativi capaci di separare le fibre miste e
trasformare i vecchi indumenti in nuovi tessuti di qualità. Questo rappresenta un passo importante verso una moda più sostenibile, responsabile e attenta all’ambiente.

Un nuovo modello di consumo è il Second Hand, ossia la moda di seconda mano. Questo fenomeno risponde a diverse esigenze, come la possibilità di acquistare capi d’abbigliamento di qualità a costi più contenuti. Inoltre, permette di vendere prodotti non più utilizzati, offrendo loro una seconda vita e la possibilità di essere nuovamente indossati.
La moda second hand contribuisce anche a ridurre gli sprechi, evitando che molti capi ancora in buone condizioni finiscano in discarica.
Questo modello di consumo non rappresenta soltanto una scelta ecologica ma anche una forma di espressione personale. Con la moda di seconda mano si scoprono capi vintage e pezzi rari che in molti casi non sono disponibile in negozio.

Con il mercato del second hand è possibile acquistare capi d’abbigliamento presso negozi dell’usato oppure tramite piattaforme online.
Tra le principali catene fisiche presenti in Italia vi è Humana Vintage, presente in città come Roma, Milano e Firenze. Questa realtà si occupa della vendita di capi selezionati e promuove anche iniziative benefiche e solidali.
Tra le piattaforme online, invece, Vinted è una delle app leader in Europa per comprare e vendere abbigliamento di ogni fascia e stile.

Nella moda circolare uno dei modi per evitare di gettare un capo è la riparazione oppure trasformalo in qualcosa di nuovo, prolungandone così la durata e riducendo gli sprechi. Riparare i piccoli difetti dei vestiti non richiede molto sforzo, ma solamente un briciolo di abilità manuale.
Per la maggior parte dei problemi, esistono delle soluzioni semplici che anche chi è alle prime armi può imparare facilmente. Cucire uno strappo o un bottone, sostituire una cerniera, queste azioni permettono di continuare ad utilizzare i vestiti più a lungo.
Un’altra pratica sempre più diffusa è la personalizzazione dei capi. Attraverso decorazioni, ricami, toppe o modifiche creative, un vestito può diventare unico e originale.
Questo consente non solo di esprimere il proprio stile personale, ma anche di dare nuova vita a indumenti vecchi o inutilizzati.
Un altro metodo è l’upcycling ossia il riutilizzo creativo di materiali e vestiti per creare nuovi
prodotti di maggiore valore. Ad esempio, i jeans possono essere trasformati in gonne, borse e zaini, mentre vecchie magliette possono diventare shopper. in questo modo si riduce il consumo di nuove risorse e si favorisce una moda più sostenibile.
La riparazione e il riuso creativo rappresentano quindi un’alternativa concreta alla moda usa e getta, promuovendo un consumo più responsabile e rispettoso dell’ambiente.
Uno degli aspetti più importanti della moda sostenibile riguarda la scelta dei materiali utilizzati per produrre gli indumenti. Negli ultimi anni, infatti, molte aziende stanno investendo in materiali ecologici e in nuove tecnologie per ridurre l’impatto ambientale dell’industria tessile.

Tra i materiali più adoperati vi è il cotone biologico che viene coltivato senza pesticidi e fertilizzati chimici; è un tessuto più sano per la nostra pelle e per il pianeta.
Un altro materiale è il Tencel. Queste fibre derivano dalla cellulosa di alberi provenienti da foreste gestite responsabilmente. Sono morbide, traspiranti e compostabili. Inoltre, il loro processo produttivo a circuito chiuso riduce al minimo l’impatto ambientale.
Il lino è una fibra naturalmente sostenibile; è un tessuto fresco, leggero e ideale per i giorni caldi. Questa fibra naturale, prodotta
dalla pianta di lino, cresce in Europa ed Asia, e richiede meno acqua e pesticidi rispetto al cotone.
La pelle vegetale è realizzata con materiali naturali che sostituiscono le sostanze adoperate nei tradizionali processi. Essa può essere prodotta utilizzando una varietà di tessuti, come la fibra di ananas, il sughero e il legno di cedro, che provengono da fonti sostenibili e rinnovabili. Inoltre, il processo di produzione della pelle al vegetale utilizza meno acqua ed energia rispetto alla pelle tradizionale, riducendo l'impatto ambientale.

La lana Merino e la seta sono due fibre che si completano a perfettamente, creando un tessuto traspirante e leggero, ma caldo e resistente. La combinazione di questi materiali offre numerosi vantaggi, tra cui la capacità di regolare la temperatura corporea e la resistenza alle pieghe.
Queste caratteristiche rendono le due fibre un binomio perfetto per chi cerca una moda sostenibile e di alta qualità.
La moda sostenibile è una responsabilità condivisa. Da una parte ci sono le aziende, che possono scegliere metodi di produzione più attenti all’ambiente, dall’altra i consumatori, che attraverso le loro abitudini possono fare la differenza.
Sempre più aziende stanno impiegando una produzione responsabile, scegliendo materiali di qualità e processi che riducono sprechi e inquinamento. Molti marchi promuovono anche programmi di raccolta dei vestiti usati, dando nuova vita ai capi attraverso il riuso o il riciclo.
Un altro aspetto importante è la trasparenza. Oggi i consumatori vogliono sapere dove e come vengono realizzati i prodotti che acquistano. Comunicare in modo chiaro i materiali utilizzati e i processi produttivi aiuta a creare maggiore fiducia verso il brand.
Anche le scelte quotidiane dei consumatori hanno un impatto importante.
Comprare meno, ma meglio, significa preferire capi di qualità destinati a durare nel tempo,
evitando acquisti impulsivi e usa e getta.
Prendersi cura dei propri vestiti è un altro gesto semplice ma fondamentale: lavaggi delicati, una corretta conservazione e piccole riparazioni possono allungare la vita dei capi e ridurre gli sprechi.
Scegliere materiali naturali e resistenti, come lana Merino e seta, rappresenta un modo per unire qualità, comfort e attenzione verso una moda più sostenibile.

La moda è da sempre sinonimo di creatività, espressione personale e cambiamento.
Oggi, però, non può più ignorare il proprio impatto sull’ambiente e sulla società. Produzione veloce, sprechi e consumi eccessivi hanno reso evidente la necessità di un modo diverso di pensare e vivere il
fashion.
Qui entra in gioco l’economia circolare: dare nuova vita ai materiali, ridurre gli sprechi e scegliere prodotti destinati a durare nel tempo significa costruire una moda più sostenibile, ma anche più
autentica e consapevole. Comprare meno, scegliere meglio e valorizzare ciò che già possediamo può davvero fare la differenza.
La moda del futuro non sarà solo una questione di stile, ma anche di responsabilità ambientale e sociale.
Il vero lusso del futuro non sarà avere di più, ma scegliere meglio.
Giugno 2026
a cura di Martina De Masi


